LO Mix
OPERA COMICA
DI
MUSICA DEL MAESTRO
1»^ SSAPPRESCWT4RSI
NELL’I. R. TEATRO ALLA CANOBBIANA
l’Awluuno 1857
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dall’ I. n. STABILIMENTO NAZIONALE PRIVILEGIATO DI
TITO li Gl©. RICORDI
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Il presente libretto, essendo di esclusiva proprietà dell’edi¬ tore Tito di Gio. Ricordi, come venne annunciato nella Gazzetta Ufficiale di Milano ed in altri Giornali d’ Italia, restano diffidati i signori Tipografi e Libraj di astenersi dalla ristampa dello stesso o dalla introduzione e ven¬ dita di ristampe non autorizzate dall editore proprieta¬ rio, dichiarandosi dal medesimo che procederà con tutto il rigore delle Leggi verso chiunque si rendesse colpe¬ vole di simili infrazioni dei suoi diritti di proprietà a lui derivati per legittimo acquisto, e quindi protetti dalle vi¬ genti Leggi, e più particolarmente tutelati dalle Sovrane Convenzioni fra i diversi Stati italiani.
MUSIC LIBRARY UNC-CHAPEL HILL
PERSONAGGI
ATTORI
ESTELLA, orfana del sig. Saia-
manca y Toboso .... sig.a Gordosa Fanny
Il Cavaliere VITTORE D’ESPRERO sig. Devecchi Giovanni
Il Visconte RUTOR DI CAMOLA sig. Leva Ernesto
Il Cavaliere ADOLFO DI CUNY sig. Morelli Condolmkri
Cesare
* *
PAQUITA detta la Ghitarrera . sig.a Fiorio Linda
Coro, Cavalieri e Dame, Donzelle dipendenti di Paquita. Rettrici ed Educande nel ritiro di Margata.
La Scena ha luogo in Madrid verso la fine del XV II secolo . - Il primo allo in Corte; il secondo nella casa di Paquita ; il terzo nel ritiro che si finge nella medesima città di Madrid .
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it . #
University of North Carolina at Chapel Hill
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ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
Antisala a colonne ed archi, che conduce ad altre sale del palazzo reale, illuminalo a festa.
Dame , Cavalieri , chi in maschera , chi no ,
poi Ilutor ed Adolfo.
Coro Viva! viva! l’ebbro ardore Dei figliuoli di Castiglia.
Noi siara nati per l’amore,
Per la gloria e pel piacer.
Ogni terra ha i pregi suoi ,
Ma la nostra al ciel somiglia...
Venga, venga in mezzo a noi Chi TOlimpo vuol veder. - (Butor si mette a guardare l’orologio che si vede net mezzo d’uno dei grandi archi)
Coro Ehi Butor?
A do. Butor, che fate
A seguir dell’ ore il corso?
L’ore fuggon.
Busr. (distratto) Sì... si sa!
Ado. E se troppo le guardate,
Poi vi lasciano un rimorso...
But. Qual rimorso ?
Ado. Eccolo qua.
L’allegrezza ha gelosia.
Un momento che si oblia La si offende, e se ne va.
Il Domino nero \
6
Coro È gelosa l’allegria,
Se l’offendi se ne va. - But. Il poter di doppia brama
Tiene oppresso il mio cervello? Un affar che mi richiama,
Pria che sorga il dì novello £
Un affar di molto peso Dove c’entra un po’ l’affetto,
Ed un po’... m’avete inteso?,..
A do. Eh si sa che il prediletto
Foste ognora del bel sesso.
But. Sì, mi piace, lo confesso.
Coro Piace a tutti la beltà. -
But. (con certo mal umore)
Ma frattanto questa supplica Devo dare alla regina,
Su di cosa pressantissima Che mi serve domattina }
Una grazia, ossia giustizia,
Alla mia gentil cognata, Funzionante da Vicaria Al ritiro di Margaia.
Or conviene farla ascendere Di preposta all’alta sede,
Che al suo merto ed al suo titolo Giustamente si richiede.
10 lo vo’, lo vuol mia moglie, Donna assai di me più forte, Altrimenti il suo mi toglie Dolce affetto di consorte.
Una moglie minacciosa Che mai tregua non mi dà...
Una tenera amorosa,
Che se tardo me la fa.
Coro O patetico galante,
11 mignon sei di fortu'na *,
Ma davver sul tuo sembiante
7
But.
Ado.
Non vogliam quest’aria bruna} Allegrezza !
Io sono allegro.
Abbiam già q.ualch<> altro Paride Per amor disfatto ed egro,
Che frequenta feste ed orgie Per languire e sospirar.
Coro È Vittor?
But. Quel mal augurio ?
Parte del Coro Sì} trascorso appena un mese Che tornò dal suo viaggio La tristizia se lo prese.
But. Ed io credo...
Coro Che?
But. M’immagino
Che tradì la fidanzata.
ADO.(rid«ndo)Che notizia segretissima !
Coro A do. But. Ado.
(con mistero)
Dunque è ver?
Cosa assodata.
Nuovi amori?
E qui medesimo Nella Corte incominciaro. Ma...
Coro Prosegui.
Adò. E un affar torbido...
But. Avventura da scolaro !
Ado. Ve la voglio raccontar.
Di Vittore agli occhi apparve Giovili donna in dominò:
Scesa giù dal ciel gli parve E d’amor le favellò.
Essa a’ detti si taceva
Di quel caldo e nobil cor,
Ma col guardo raccendeva La favilla dell’amor.
Mai la maschera non tolse,
8
Nè il suo nome profferì :
Ad un tratto il piè rivolse,
E nelFaule disparì.
Più Vittor T ardente fuoco Dal suo petto non depon E qui riede ov’ ebbe loco La diletta sua vision.
(si odo dentro le sale della festa un suono maestoso che annunzia l’uscita della Regina)
Coro La Regina 1
Ado. Andiamo.
Tutti Andiam.
Viva! viva! Tebro ardore De' figliuoli di Castiglia \
Nel coraggio e nelbamore
Invincibili noi siam. - (entrano nelle sale)
SCENA II.
Momento di silenzio. Comparisce Vittore in atteggiamento doloroso, quando la scena è perfettamente vuota.
Vit. Nella festa io sol m'aggiro
Triste il volto e il cor dolente:
Più la gioia non respiro,]
Più non vivo nel piacer.
Torno invan con la mia mente Alla tenera Zemora :
Altra fiamma mi divora,
Altra donna è il mio pensier.
(guarda in fondo verso l’entrata comune)
Che mai veggio ? « Le due piume wRosse al capo, e il resto nero... »
Non m' inganno... è il suo costume : Ella è dessa... or che farò ?
Dio ! seconda il mio pensiero.
Di dormire fingerò.
(si corica sul divano c finge dormire)
SCENA IH.
9
^stella entra mascherata e molto guardinga, ma non si ac¬ corge di Vittore. Volge uno sguardo all’orologio; poi si toglie la maschera.
Est. È tardi ! Un’ora sola,
E giunta a mezzo del cammin la notte Mi richiama colà donde con tanta Arte d’amor fuggiva.
O ferree porte , o stanze
Ov’io fra i gigli vissi e la preghiera,
La vostra Estella non è più qual’ era.
(guarda nella sala della festa)
Ferve la festa. Io sola in questo loco Che attendo ? Il core, il cor sino a sè stesso Tenta celarlo...
(ravvisa Vittore, gli si appressa, quindi se ne allontana)
È un sogno?... Oh cielo ! Ei stesso! Così mi è dato almeno Nel suo fulgor bearmi,
Quando il suo giovin seno Stretto al mio sen non è.
Accanto a lui posarmi Con questi fior vorrei,
E il paradiso avrei Dischiuso innanzi a me.
(gli mette il mazzolino di fiori accanto)
SCENA IV.
Adolfo , Butor, Coro e delta.
Paets del Coro (da dentro avvicinandosi)
Come accolse la regina La tua prece ?
l’O
But. (di dentro aneli’ esso) A meraviglia !
Est. (si mette la maschera)
Dio ! qual voce ! (vuol fuggire)
V it. (balzando in piedi) O mia divina !
Est. Giusto ciel , deh ! mi consiglia...
Son perduta... è qui Butor.
Vit. Egli?...
Est- E il mio persecutor.
(escono Cavalieri preceduti da Butor per una parte, e per l’altra Adolfo con altri Cavalieri c Dame)
A do. (al Coro, il quale tutto gli si avvicina)
Essa! f incognita! E innamorata:
Lunge dal giovane più star non può. Coro (ad Adolfo con significato)
Questa è la storia che nJ hai narrata :
Questo è il romantico bel dominò.
Sì: non C ha dubbio. E dessa, è dessa ;
E ai nostri sguardi si vuol celar. Rimase estatica, confusa, oppressa...
Qui c1 è da ridere, c’ è da scherzar.
Da tal pericolo fuggir vorrei} (piano a Viti.)
Se mi conoscono son guai per me. Lasciar P incognito qui non potrei :
Cerca difendermi , ni’ affido a te.
Deh ! rassicurati : con me tu sei }
Amor difenderti da ognun saprà.
Speme e delizia de*’ giorni miei ,
Da te dividermi nè un Dio potrà.
But. (tra sè guardando fissa la maschera)
Quei corpo gracile, quei piè tornito Già mi rimestano il sangue in cor !... Va, gelosissimo, sciocco marito !
Tua moglie è un angiolo di fede e amor! Coro (approssimandosi ad Estella)
Via, sentiam la vostra voce.
Est. (confusa) Yes !
Coro È turca.
A DO.
Coro
Est.
Vit.
41
BtJT. (quasi con sicurezza) E una spaglinola.
(le si avvicina, e guarda lo stemma ricamato in rosso sulla punta del fazzoletto bianco che Eslclla ha fra le mani)
Non vedete questa croce?
(tocca e spiega la punta del fazzoletto : egli vi osserva qualcosa che lo colpisce)
E...
Coro (maravigliato dell’interruzione di Butor)
Ti manca la parola ?
Questo imbroglio ornai sciogliam.
But. La cifra... il nobile
Mio stemma egli è.
(Tutti, meno Adolfo e Butor, si accingono a circon¬ dare la maschera. Vittore prende un atteggiamento di minaccia. Intanto si ode un allegro suono dentro le sale della festa)
Est. Dio m’inspira! All’arte, andiam. (frase)
(si fa nel mezzo festosa e con molto ardire)
Tra, la, la, la, la, la,
Gomme Gesù charmant !
La danza irrompe già...
Vite ... en avant.
Chi vuol danzar con me ?
Danzar chi vuol?
Venez , messieurs , venez :
Facciamo stuol.
(il Coro, senza farle violenza, seconda in lutto il desi¬ derio di Estella che volgendosi a Vittore, Adolfo e Butor aggiunge)
Tutti con me,
Fuor che voi tre.
Coro Più allegra maschera No, non si dà.
Su via, seguiamola Nell’ ebrietà.
A tutti disse:
Siete con me}
Restar prescrisse
12
Solo a voi tre»
Vit. O cara incognita,
TJ obbedirò \
Ma qui fra i palpiti Ti aspetterò.
A do. Mi vuol escludere,
Tener lontan ^
Ma tosto riedere Deve in mia man.
But. (nella massima agitazione)
Ho le traveggole :
Son desto o no ?
A me medesimo Creder non so.
La cifra... il nobile Mio stemma egli è...
Atroce dubbio Si desta in me.
(il Coro segue Estella nella festa. Adolfo e Butor Fac- compagnano un poco, ma ad un cenno imperioso di restare, rimangono)
SCENA V.
Butor, stordito fra Io sbalordimento ed il cordoglio. 'Vit¬ tore inteso a guardare verso dove partiva Estella. Adolfo, rimasto come indifferente a quanto successe, dopo breve mo¬ mento volge il primo la parola a Butor con apparente cari¬ catura.
Ado. Muto ?
But. (sospirando) Muto !
Ado. (ridendo) Ah, ali! tremenda
Fu T offesa di colei ! !
Via, pensier non te ne prenda :
Donne, pazze...
But. (con cordoglio) Ah! i mali miei
Son delFuom che ai cielo è in ira. Ado. Tu smarristi il senno...
But. (traendolo sul davanti della scena) E... mira...
Qui... sul fronte.
Ado. (seriamente sorpreso) Che vuoi dir ?
(momento di pausa in cui Adolfo cerca di rassicurare Butor che può si ostina. Poscia additando Vittore clic già s’ò avvicinato, dice)
But. Chiedi al nuovo Don Giovanni
Se conosce la signora.
A do. (si accosta a Vittore, e con una certa sicurezza dice, ma quasi interrogandolo)
Non mi sembra... è ver?
ViT. (con crescente entusiasmo) inganni :
La conosco e 1* amo ognora.
But. Insolente!
Vit. (non badandogli) Immenso affetto In entrambi accese Iddio:
Della donna il cor diletto Si è trasfuso nel cor mio.
But. Basta!
Vit. E invan me la contrasta
Terra e ciel...
Bui. Ma basta ! basta 1
Vit. Qual favella !
But. E troppo ardir.
(Adolfo, che in tulio il loro dialogo è stato senza in¬ tender nulla, al vedere che si minacciano, entra in mezzo e cerca calmarli)
Ano. Piano! piano ! alla contesa
Qual cagion prestò fomento?
Donde avvien che in voi s1 è accesa La discordia in un momento ?
But. Se sapessi !
Ado. (accarezzandolo) Un po’ di calma!
But. Son tradito \
Ado. Da chi mai ?
il Domino nero
But.
V IT.
But.
VlT.
But.
Ado.
But.
VlT.,
But.
A DO.
Un pugnai ini Ivan fitto alPalmsk.. Riso e scherno a questi lai...
Pur lo scherno 1!
E chi vi toglie Libertà di dirne il vero?
(facendo un ridicolo sforzo)
Quella...
Ebben ?
Quella... è mia moglie I
Ado. Chi?
La donna del mistero.,
Il cascante Dominò.
(con immensa premura)
Certo?
Certo 1
E rapprendesti?..
Dallo stemma dei suo lino.
Ma...
Dal guardo, dai pretesti,
Dal tremare a me vicino.
E un inganno.
Un debbio.
No.
(Adolfo e Vittore rimangono come colpiti da un ful¬ mine. Butor rimane abbattuto come dall’ aver fatto una grandissima fatica. Adolfo trae in disparte Vittore e con forte emozione gli dice)
Ado. Colei .... deh'. Io sappi... pria d esser consorte Giurava d amarmi perfino alla morte.
Suo padre... tiranno! la tolse al mio core Per darla all orgoglio di un alto signore.
La donna ne pianse, ma il giuro non franse... G donna infedele ! o amico crudel !
Vit. Qual velo funesto sollevali tuoi detti !
Qua! veggio mostrarsi menzogna d'affetti!
I palpiti suoi, gli accenti d amore,
Non erai) conforto, ma insidia al mio core;
But.
Ado.
But.
Vit.
But.
Vit. A DO. But.
15
Un aiì£riol pareva - fingeva! tìngeva!
L* inganno ricada sul core infedel !
Bui. (Mia moglie! mia moglie ! mel dice la testa Che a tale pensiero smarrita si arresta.
E poi. non si vede ? l'amante non osa Nemmeno guardarmi... E chiara la cosa ..
O cielo ti affretta - a farne vendetta...
Che dico ? gli amanti non temono il ciel.) 4do. Ma via. cerchiaio di sciogliere Questo tremendo arcano.
Ber. Vendetta io cerco, e prenderla
Saprò colla mia mano.
Ano. Sono innocente...
Bit. Qiitei rompendolo) Un Socrate...
Ma seduttor voi siete.
Ado. Pace.
But. L acciai ! (minacciando pittore)
Ado. Calmatevi !
Vix. Ch‘ io non son reo credete.
Vostra consorte è V empia, lo lo ignorai... lo siuro.
No, non prostrai quest’ anima Ad un affetto impuro.
Vile chi d* un' adultera Me 1* amatore estima.
Bur. Ei son pretesti inutili !
Vit. Dunque tu vii dapprima...
But. (mette mono alla spada ed accenna che Vittore faccia Io Mano ali* acciar !... stesso)
Ano. ^frapponendosi con feria) Voi battervi Entro la reggia... qui ?
But
(pensa: rimette la spada nel fodero, e dice a Vittore coi
una calma ridicola)
Doman !... (Non voglio battermi!) Domani all'alba.
V IT. Sì. -
But. Un'altra prova, e l'ultima..
L“ amanita m’impone •
Freno un istante l’impeto;
Corro alla mia magione.
Ivi accertare il dubbio Cogli occhi miei potrò.
Poi del delitto i complici Col sangue punirò. -
Ado. Fra questi atroci dubbii (a Vit.)
Piu l’indugiar non vale.
Cerchiamo almen raggiungere il Dominò fatale ;
Gli strapperem la maschera Che cela il suo rossor;
Che il nastro fu delirio Forse vedremo allor.
Vit. Appien smarrita è l’anima Ne’ mille affanni suoi ,
Ma pur fra tanti palpiti Ti seguirò se vuoi.
Teco vedrò la perfida Nel fango ricader,
Quando cadra la maschera Dal volto menzogner. *
But. Doman...
Ado. Ma vanne al diavolo!
But. Addio: ci rivedrem. -
(io già non voglio battermi!..)
Vit., Ado. Noi alla festa insiem. - (Vitt. e Adolfi vanno nelle sale della festa. Butor verso fuori con rapidità)
SCENA VI.
Dopo un momento vengono Dame e i'avallerr come in traccia di qualcuno.
I. Parte Si confuse fra i danzanti, d I AKi! Non al ballo e non è qui.
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Tutti Ci ha burlati tutti quanti :
Pria colluse e poi fuggi.
I. Parte Non vedeste come intento
La regina a lei guardò ?
II. Parte Non vedeste che un accento
Sotto voce le parlò?
Putti Questo è 1’ angelo che adora Il patetico Vittori,
E P affetto di Zemora
Per lei scaccia dal suo cor.
Ma che giova in tai pensieri L’allegrezza illanguidir ?
Via, torniamo tra i piaceri,
Non è tempo di sospir. (si disperdono nelle
salo)
SCENA VII.
Entello ha la maschera: viene in iscena quasi traendo a forza
Vittore. Quando sono tutti e due sul davanti della scena
• /
si toglie la maschera.
Est. Fuggirmi ! Oh cielo! Tu fuggirmi quando Da tutti io fuggo nella festa, e solo Te sol richiedo ?
V it. Indegna !
Est. E donde mai
Lo sprezzo tuo mertai?
Parla, rispondi.
Vit. Oh! quanta
Perizia è in te di mascherar 1’ obbrobrio D’una menzogna!
Est. Quale ?
Vit. Invan celarla
Volesti a me.
Est. Ma qual menzogna?... parla.
18
V
IT.
Gti.
V IT. Est.
V IT.
Est.
V IT. Est.
VlT.
Est.
Vit.
Est.
Vit.
Est.
Vit.
Est.
Vit.
Sì mentisti a me fidente Nell’aurora della vita.
E l’amor, l’amor fervente Che ho nel sen?
Bestemmia ardita.
Sia palese almeno il fallo Che mi umilia agli occhi tuoi.
(con ironia significante)
Va... ritorna in mezzo al ballo...
Là son molti... e tu ben puoi...
Taci... taci, o incauto e cieco... (imperiosa) Credi tu che per 1’ onore Alti sensi in me non reco ?
Di quest’ arti io so...
(con immensa alterigia) Signore!...
Donna sola ho cor che basti A fiaccar l’altrui baldanza...
(si rimette ad un tratto e con tuono più mite, chiede)
Che mai feci ?
A me donasti Un amor fugace e scaltro.
Come ?
O donna, sei d’ un altro!
• (con sorpresa)
Spergiura !
lo!
Moglie sei.
Qual ti cerchia e quanto errori Quando un angiol ti credei Cie co fui soltanto allor. - M’inebriò d’amore Il primo tuo sorriso,
Àura di paradiso
Fu il tuo sospiro a me.
Or dell’ inganno al core Sento il funesto gelo:
Chi mi promise il cielo,
L’inferno poi mi diè. -
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Est. D un traditor l’accento
Sì ti ha cangiato il core ?
11 generoso amore Qual1 ombra si perdè.
Ma in me sublime io sento Dell1 onor mio V orgoglio...
Difendermi non voglio,
Più non mi abbasso a te. -
(essa è sul punto d'allontanarsi)
M1 odi, o donna !
E che vuoi dirmi ?
Che mi squarci questa benda.
Noma quel che osò coprirmi Di calunnia sì tremenda.
Il tuo sposo.
Chi ?
Butor.
(quasi ridendo)
Ei stesso!
(ridendo forte) Oh bella ! Oh bella !
Vir.
Est.
V IT. Est.
VlT.
Est.
VlT.
Est.
V IT. Est. VlT. Est.
Vit.
Est.
Vit.
Est.
Vii.
Est.
VlT.
Est.
Vit.
Est.
Egli!...
S inganno :
Di quale inganno !
Moglie ! Amante ! Io non son quella.
Ma chi sei ?
Mistero ancor !
(l'orologio suona un’ ora dopo mezzanotte)
Ciel !
Che fu ?
Trascorsa è fora.
Son perduta! Addio.
(afferrandola) Rimani.
M è fatale ogni dimora, (incamminandosi) Io ti seguo. -
Oh ! mio terror !
Più non sfasai alle mie mani. -
uu
Ti faresti un seduttor :
(Vittore a questa parola rimane atterrito)
Deh ! non seguir, ten supplico*»
L orma de’ passi miei.
T’amo, sì, t’amo, e l’anima,
La vita mia tu sei \
Ma questo amor sì vero Compirsi ancor non può.
Rispetta il mio mistero,
E un giorno tua sarò. - Già mi rapisce un’ estasi Maggior di quanto io bramo 5 Tu m’empi di delizia Solo dicendo - io t’ amo !
Fuggir nel tuo mistero Ti veggo e immoto io sto.
Sull’ ali del pensiero Solo seguir ti vo’. -
(Estella fugge dalla parte ov’ è entrata nella prima scena. Vittore la segue fino alla soglia della porta, indi rientr nelle sale della festa).
FWE DELL’ATTO PRIMO*
£3301730
^>-3-
SCENÀ PRIMA.
La scena è in casa di Paquita detta la Ghitarrera
Al!' alzarsi della tela moke donne sono intente ad apparecchiar*
-'a mensa. - Paquita le sorveglia.
Paq. Presto, amiche; sia tutto elegante, Tutto abbondi.
Coao E che temi ?
Paq. Lo so.
Par.delCoK.Qui son tazze di vino spumante.
Altra Pabte Qui Sciampagna. Aladera e Bordò.
I. Pakte Ve' che lusso di frutta e di fiori 1
II. Pakte ^on un prence più belli ne da.
Fitte Finché il cielo si schiuda agli albori
Qui del gaudio il ricetto sarà. - Dalla danza verran Cavalieri Esultanti, bollenti d* amor ^
E nel fondo di colmi bicchieri Cercheranno la pace del cor. - vsi ode rumore olla porta d'ingresso; ad un cenno di Pa . quita una delle donne muove ad aprire)
SCENA II.
Entra Estolla mascherata, nr - : -n teglie li maschera*
Paq. Yien qualco o.
Est. Rifugio vi ca edo!
O
Il Domino mr.
Paq. E chi siete ?
Est. Una donna raminga.,^
Paq. La ragione, o signora, non vedo
Che a pregarne d asilo vi stringa. Est. Sulla strada, qui presso, uno stuolo
D'importuni nv incalza , mi preme : Timorosa, io non fuggo ma volo, Benché il piede cominci a mancar» D’un asilo mi resta la speme:
Questo asilo qui vengo a cercar. - Coro Son notturni, ma belli cimenti}
Son gli eventi - di libero andar. Paq. A quest1 ora fra noi perigliate ,
O raminga, colpita d’affanno.
Coro Queste mura fra poco innondate
Di festivi garzoni saranno,*
Ed ai soliti slanci d’ebbrezza Spensierate terremo la fé.
Paq. È in periglio la vostra bellezza.
Est. Altro scampo non veggo per me.
Pao. Ebben restate ! ma celarvi ormai Agli indiscreti cavatier non posso.
Loco non v’ha così riposto, eh’ ei Lascin sicuro...
Est. Oh Dio !
Invan sperai.
Paq. Che far? mi perdo anch’io!
Est. Ma cercate.
Paq. Vorrei...
Est, Vi piaccia intanto
Questo accettar... (offrendole una borsa)
Paq (con finta ritrosia) Ma...
Est. (pregandola) Non V abbiate a vile.
Paq. Siete così gentile!... (prende la borsa)
Io proporvi potrei qualche maniera Da non sembrar straniera Al notturno banchetto. -
25
Di travestirvi sdegnereste ?
Est. (dopo di aver pensato un momento) Accetto.
Paq. Di contadina giovane andalusa (additando verso le Là troverete vestimenta. - A nome due stanze) Rosetta appellerovvi , onde non vegga [n voi la compagnia
Che il più campestre fior d’Andalusia. (Est. stringe la mano di Paq. in seguo di ringraziamento, cd entra india stanza)
SCENA IH.
Vittore, Adolfo, Cavalieri c le precedenti.
Paq. (udendo schiamazzo per la scala)
Eccoli. A tutte affido
Della dama il segreto, (le compagne accennano affer¬ mativamente; in questo irrompono i Cavalieri con gran chias¬ so. - Offrono la mano alle donne dopo di aver detta la pa¬ rola d’ordine)
Coro Amore e vino!
DonineVìiio ed amor!
Tutti Questo è il miglior destino.
Ado. A sì splendido convito (dopo di aver tutto esa- Preparato inver non era. minato)
Cavalieri Ella ha un gusto il più squisito Questa cara Ghitarrera.
Paq. Che si aspetta ?
(tutti accingonsi a sedere intorno alla mensa, ma senz’ordine)
A do. (quasi arrestandosi) E non vedete ClC un dei nostri non è qui ?
Coro Chi ?
Ado. Butor!
V it. (facendosi innanzi) Ah! lo sapete Che la scena poi finì ?...
Coro Come ?
Ado. A riso.
Coro Oh ! che peccato !
V it. 11 terribil prode inglese
Era andato in frenesia»
Ma il timore lo sorprese,
E rabbia in mandato via,
A veder che la consorte Slava in letto e non a Corte.
Cono E che fece?
^D0- Vist... fuggì.
Donne (come infastidite) Ma che storia è questa qui ! »
( tutti seggono» a mensa)
Presentarvi voglio, amici, (dopo qualche ^ Dna bella forosella» silenzio)
Ado. Nuovo acquisto ?... II ver tu dici?
Paq. Or vedrete (*). A te, Rosetta?
f chiamando forte)
SCENA IV.
£stella cd i precedenti.
Est olia in aiuto da contadina andalusa , ma con qualche accon¬ ciamento in testa che in certo modo non la faccia riconoscere. » Dopo le prime parole ella s’incontra negli sguardi di Vittore , e rimane sommamente sorpresa, ma tosto si ricompone e fingo una gran disinvoltura.
Est. Mi comandi.
Vrr. (balzando in piedi) O ciel !
kST* . Che veggio !
Ado., Coro Per il Cid eh*1 eli’ è una rosa!
| 1T* (Essa!... no, non è... vaneggio.)
^iD0, gentile, assai vezzosa.
Esr. Mi coprite di rossor.
^Q- Stiamo a segno. (in tuono magistrale )
^0R0. Ah! ah! ti pare!!
it. (quando se la vede dappresso le dice con impeto) Donna,., sei tu?
25
Est. (con sangue freddo e scostandosi) Vi saluto.
Ado. Via, Vittor, ti puoi slanciare...
Tal ti spetta a lei tributo Quale a un fior della montagna.
Est. Troppo onor voi fate a me.
Ano. Versa, versa lo Sciampagna,
E si trinchi all*5 evoè. - (Estella riempie i bicchieri: tutti si alzano e fanno il seguente brindisi)
Coro Colma il bicchiere,
Cara beltà :
Cogli il piacere Dovunque sta.
La vita è un fiore D* ampio giardin :
Lo scalda amore,
Lo bagna il vin.
Ano. E tu nulla ci dirai
In compenso, o foroselta ? Rimembranze almen non hai D1 una patria canzonetta ?
Est. Sì... ricordo...
Coro Attenti, attenti
Di sua voce al dolce suon !
Est. Proverò gli allegri accenti
D’una tenera cauzon. -
CANZONE SPAGNIIOLA •
Eze garbo zandunguero Alza yolél
Yalganie Dios lo que he visto.
Ziga uste que no fué naa:
Alza pulialàa!
Vaya un alma bien templàa!
Me inuero por tus peazos Gitanilia y mi via}
Y en esa vista encendia
26
Sento el alma a cliiccharràa Alza puhalàa !
Vaya un alma bien templàa !
Coho Oh! graziosa è la melode:
Quale incanto che le dà !
Est. Mi confonde tanta lode.
Coro Segui-, o rustica beltà.
Est. Hay que yembra cabayeros
Hay ! Hay ! que zalerosa,
Que no hay otra tan gravosa Ni co tanta caliàa...
Vaya un alma bien templàa!
Ado. Meno austera e appien felice
Viveresti in mezzo a noi.
Cavalieri Casto fior della pendice
Mesci ai nostri i vezzi tuoi.
(i Cavalieri un poco avvinazzati incominciano a cir¬ condare Estolla. - Paquita facendosi loro in mezzo) Pao. Che intendete ?
A do. (con certa evidenza) lo non consento Che pur un di voi la tocchi.
Paq. Voi tornate in quella stanza... (ad Est.)
E noi tutti andiam di fuora.
(Estella frettolosa se ne va. - Alcuni Cavalieri si acco¬ stano alla porta dov’è entrata Estella. Vittore si pone innanzi alla soglia e grida)
Vit. Chi oserebbe in sua baldanza
Violar la sua dimora?
Ado. (frapponendosi addita una stanza in fondo)
Là de’ giuochi è pronto il loco,
Non si lasci più languir.
CAVALiERiDice bene. Al giuoco, al giuoco :
Là ci chiama il nostro ardir. -
(s avviano dalla parte opposta a quella perlaquale entrò Estella. Le giovani prendono i lumi che sono sulle tavole, alcuni ne spen¬ gono lasciandone uno solo acceso. Vittore rimane l’ultimo sem¬ pre fìsso a guardare la stanza di Estella. Adolfo, che sarà andato via per il primo, ritorna in iscena : invita Vittore a seguirlo al giuoco. - Vittore dopo breve resistenza lo segue)
SCENA V.
è
Dopo alcun tempo di silenzio entra Ootoi* guardingo come per assicurarsi che non c’ è alcuno.
Birr. Tutto è silenzio. Manca appena un'ora Alla novella aurora.
Oli! son tutti partili: « ei die compagni
5? Me qui volean dell'orgia
«Mentre il mio seno arclea
«D una cara d'amor secreta idea. -
??SoIo esser deggio e il son. La soglia aperta
5>E il più sicuro segno
??Cbe Paquita ricorda il mio convegno..- 55
Tranquilla ho Palma nuzial. Mia moglie,
La qual mi parve in Corte Mascherata vedere... ohibò!... riposa.
Ed io?... Che strana cosa!
Io... sento un non so che pari a rimorso... Sono una bestia!... Angiolo mio diletto... Vieni, deh! vieni: io con ardor ti aspetto. - Di maritali scrupoli
Più non è tempo adesso:
Si sa che Tuoni sensibile Domar non può stesso.
Ah! mi ferì nell anima La bella ghitarrera.
Quando mi disse: spera...
Ho simpatia per le. - Di qui una voce orribile Mi grida - sei marito!
Di ìa un accento languido - Vieni, all’amor t'invito!...
E pugno, e vo resistere Come un guerrier gagliardo...
Ma la magia di un guardo Vince ogni forza in me.
•i*
Cielo! perdonami
Se un fallo è questo f Tu die sì tenero M’ hai dato un cor.
Lo giuro!... il talamo Io non detesto,
Ma.... sono fragile.
Sento Famor. -
Ebben che faccio ? Assai brutta figura Restando in anticamera.
Eutriam più dentro. (*) O benedetta soglia
(* volgendosi alla porta dove sta Esteila)
Che tutto m’ ha conquiso! - (si sente un ridere Uno scroscio di riso!... forte)
Ah no!... fu il suo. sospiro.
Ma chiudiamo la soglia a doppio giro. - (va alla porla d’ ingresso, la chiude, e ne toglie la chiave tenendola in mano. A vanii di accostarsi all’altra porta spe¬ gno l'unico lume eh’ è restato acceso sulle tavole. S’ inol¬ tra in punta di piedi, e nello spingere la porta si vede innanzi il Domino, con in mano una piccola lanterna, mi¬ naccioso. - Egli si arresta sbigottito.)
SCENA* VI.
EstelSa c I£utoi»
Rlt. Che veggo, ahimè ! -
Est. (con la maschera) Trema per te.
Li t. (dopo averla guardata attentamente ed aver riconosciuto il Domino della festa a Corte)
Aspetta un po’... quel Domino...
Mia moglie già - non sei...
£st- ' Si sa. -
Rur. (con coraggio) Olì! viva il ciel - si tolga il vel...
(accennando di volerla afferrare)
29
Est. (lo minaccia in modo che lo fa rimaner sospeso)
Non t1 appressar!
B ut. (atterrito) Mi fa tremar!
Est. (girando attorno vede che alla porta comune è tolta la Dunque ignori, o stolto audace , chiave) Che ti trovi in casa mia ?
Che turbar d’altrui la pace E colpevole follia !
BuT.(stordito)Ghitarrera!..
Est. Eh! via, vergogna!
But. Non ha guari in queste spoglie
Alla Corte voi...
Est. Menzogna!
But. E vi presi per mia moglie...
Est. lo son figlia a Belzebù. (con minaccia)
But. Per quell’arcano (supplicandola con timore)
Di cui ti vesti.
Pel foco insano Che in me ridesti,
Svelati... svelati...
Mostra un istante Il tuo sembiante,
E poi... morrò.
Est. Per quel}’ arcano
Che non rispetti,
Pel foco insano De’ rei tuoi detti ,
Lasciami , lasciami ,
Vii seduttore,
O di furore Divamperò. -
But. (facendo di ripigliar lo spirito e divenir superiore)
Ma di te son io più forte, (le mostra la chiave)
Est. Sconsigliato ! in quella stanza
Dorme un uom.
But. ( spaventato) Chi ?
Est. Il mio consorte.
50
Che a punir 1’ altrui baldanza Giammai pace non si dà.
Bit. Ma...
Esr. La chiave dammi , o chiamo
Mio marito.
Box. (presentandole la chiave) Per pietà.
Questa vuoi ?
Est. Altro non bramo.
Ber. (con ridicola timidezza)
Ecco... ecco... (*) Eccola qua.
(* Estolla lo afferra per la mano, allora egli gliela dà)
Est. Or sì, carino, a crederti
Comincio un cavaliero Degno, gentil , sincero,
Un mostro di virtù.
Rispetta la mia maschera,
A? tuoi non accusarmi,
E poi potrai baciarmi La mano, e nulla più.
Ber. (rasssicurato c con enfasi)
Dammi la mano, ah ! dammela Adesso... sul momento.
(Estolla accenna di volergliela dare, ma la ritira)
Oh Dio! nessun tormento Maggior del mio vi fu.
Ardor, possente, insolito Tu ni1 hai destato in seno...
La man, la mano almeno,
Non chieggo, ornai di più. - Est. Bada ! rispetta !
But. Oh smanie !
Est. (mette la chiave alla serratura ed apre la porta : nell’atto di aprire dice)
Butor ti lascio... addio !
But. Conosci il nome mio?
Arresta. (afferrandola)
Est. (dandogli un urto) Indietro ! (si volge verso la porta
ove sono i Cavalieri)
Bu
T.
Cielo
3 1
Olà ! (fogge)
(al grido di Estolla vengono in scena recando lumi, ecc.)
SCENA VII.
Vittore. Adolfo, Butor, Paqulta . Cavalieri
e le Compagne di Paquita.
Tutti
P.*Q.
V IT.
A DO.
Paq.
But.
VlT.
Cono
But.
Quest' uom che fa ? - Ah ! Butor. (ravvisandolo)
Giungesti tardi.
Ma quel grido ?
Chi T ha mosso ?
Nè rispondi, nè ci guardi...
Parla, parla... (accarezzandolo)
Io... no... non posso.
Dà ragion del tuo sgomento.
n n
Ci palesa almen che fu.
Deh ! scostatevi
Paq. (dopo d’aver riflettuto) Un momento.
(entra nella stanza e subito ritorna)
L'andalusa non v? è più. - Tutti (meno Butor)
Qual rapitor venisti Nelle ospitali mura.
Ma il tuo pensier fallisti,
La vergin si salvò.
Che nobile figura !
Che seduttore in erba!
Andar di te superba Or 1 Inghilterra può.
Venni... sbagliai... m'apparve...
Avea sin la parola...
Se parlano ie larve ,
Un sogno... un'ombra fu.
But.
32
ViT.
Ano.
PAQ.(con
Ado.
But.
A do.
Donne
But.
V IT. Ado.
V IT.
But.
A do. But.
Cono
But.
Stava là dentro, sola...
Fu lei che mi sorprese,
Fu lei che un laccio tese All'egra mia virtù. - Io non so dir TafFanno Che in me costui ridesta,
Tutto mi sembra inganno,
Più fede in cor non ho.
Sola un’ immagin resta Innanzi agli occhi miei,
LT immagin di colei Che invan chiamando io vo. - Parla sincero : avevi
Con lei, così, una posta? alterezza)E in casa mia credevi Poter venire apposta ?
Ma intanto un brutto gioco Ti fé’ la pastorella.
La pastorella? (con stupore)
Un poco
Severa, ma pur bella.
E quel vestir campestre ?
Dimmi, ti accarezzò?
Andate, bestie! - ElPera...
EiPera in dominò.
Come !
Davver ?
Lo stesso
Del ballo ?
Sì.
Ma spiegati...
M’avete afflitto, oppresso...
Or non ne posso più. - Non fate nuove insidie All egra sua virtù. - Mi lasciate: son cieco di sdegno,
Più ragion il mio cor non ascolta.
(con furore)
*4
DO
Per costei solitario qui vegno (accenna Paq.) E la trovo nell’ orgia sepolta.
Nero, nero uno spettro parlante Esce a un tratto e dinanzi mi sta.
Pria 1*' affetto mi rese tremante,
Or la rabbia un leone mi fa.
Paq. Poverino ! mi fate dolore...
Ma... son questi gli scherzi d’amore. Forse un giorno - sperate, sperate.
Più fedele Paquita sarà.
Ado. Se calmarti per ora non puoi ,
Chiedi invano soccorso da noi.
Le faccende son troppo imbrogliate: Non far scene, ritirati, va.
V it. Nuove smanie mi sento nel petto
Di geloso crescente sospetto ^
Se di me non bau gli astri pielate,
E sparita anche in ciel la pietà.
Coro Già Butor una belva diviene,
Ed a stento il suo sdegno rattiene.
Sì*, tremate, tremate, tremate...
Quella belva più freno non ha. -
PINE DELL’ATTO SECONDO
ATT© TERSO
S€-
SCENA PRIMA.
Atrio nel ritiro di Margaia. È giorno chiaro.
Dstelta entra furtiva dalla piccola porta, che richiude, ponen¬ dosene in tasca la chiave. Ila sempre il suo domino, ma senza maschera.
Secura alfin fra queste , non profane Mura son io. A mille rischi in orezzo Tutta la notte tempestai, siccome Donna alle tresche adusa ed al bagordo.
Oh ! mio rossore ! ! almeno Di questo loco in seno Ignorato restasse il fallo mio...
Ma la regina mi scoperse... Ebbene :
Ella che mi legò, che mi costrinse Ad occultar questa, che ormai disdegno,
Sede d" imperio, infrangerà, Io deve,
Il mio solubil voto.
I miei parenti cederan. - La possa
Ch’ hanno su questo core
Del ribollente amor non è maggiore.
(suona la campana del ritiro) Ahimè 1 la prece del mattili... vestita Così... Nelle mie stante Si corra, 1 uscio interno
Pia die mi schiuda il tempio. - O sommo Dio, Indegna son, ma vo’ pregare ancb’ io.
(apre il cancello e lo chiude dietro di sè; sparisce in fretta. Poco dopo escono le rettriei ed educande dalla porta grande del ritiro, si apre il cancello, sfilano a due a due cd en¬ trano nel tempio.)
SCENA li.
Vittore ed un’ incella.
Vit. (entra dalla porta comune preceduto dalla donna cui dice) Con la Vicaria parlerò.
(l’Ancella fa un cenno affermativo ed entra nel tempio)
Fa d'uopo
Aprirmi a lei che 1’ arbitra è di queste Pudibonde fanciulle. Dal suo labbro Ascolti il ver Zemora',
E a disamarmi apprenda e ni’ odii ancora. Sappi, o dolente vergine.
Che un infedel son io :
Tu rimarrai fra gli angeli A cui sorride Iddio,
Io ni' abbandono al turbine D’ un disperato amor.
(nel tempio si alza la seguente preghiera, ma in modo che primeggi la voce di Estolla)
Coro Chinate nella polvere
A piò de’ sacri altari ,
Del D io che atterra e suscita Lodiamo il nome ognor.
La terra echeggi il cantico De’ ci austri solitari ,
E pioverai! sui popoli Raggi eli santo amor.
uu
V it. Fra quelle voci intendere (commosso)
La voce sua mi sembra,
E tulle assale un fremito Le travagliate membra.
Ancora, ancor nel tempio Ombra fatai ti mostri...
Deh, lascia almen che libero Innanzi a Dio mi prostri.
Perdei F usato orgoglio Come chi amando muor.
Ma profanar non voglio
La Casa del Signor. - (va per uscire e si abbatte in Adolfo presso la porta)
SCENA IH.
Adolfo c Vittore.
Ado. Dove sì ratto corri ?
Vit. Oh ! non cercarlo
Ado. Ma quale è il tuo pensier?
Vit. Noi so. Varcai
La paventata soglia, ed or lontano Leggio fuggir... deh ! mi soccorri, amico.
A do. Pietà mi desti.
Vit. In nome mia favella
Alla Vicaria... dille
Che di Zemora io più non son, che fuggo La sua fatai presenza...
Che un altra m’accecò. (va via frettoloso)
A do. Bella incombenza !
E matto. - ^Nondimeno wL’ajuterò. Ma il padre di Zemora, j’Il rigido marchese,
^Eia poi contento ? (rimane pensoso)
SCENA IV.
Dateli» e Adolfo.
(Estella esce preceduta dalla ancella con cui entrava Vittore : mostra una modestia grandissima ed un raccoglimento severo. Ad un cenno l’ancella si allontana)
Est. Ella di me richiede ?
Ado. Certamente, o signora. E la vicaria,
E T orfana del sir di Salamanca,
La nobile cognata
Del Visconte Butor,che m’è concesso
Di salutare ? - (fa un inchino)
Est. Appunto.
Ado. (Che strana accoglienza!) Da gran tempo Chiusa fra queste mura Non la conobbi mai per mia sventura.
Est. Ma la cagion che qui vi spinse ?..
Ado. E grave.
(La voce... il guardo è quello Dell’Andalusa della scorsa notte.)
Fra le fanciulle in questo loco accolte Rinviensi ancor la figlia Dei signor di Siviglia.
Est. Zemora.
Ado. E, come sa, promessa sposa
Ella è d’un prode cavalier.
Est. L’ignoro.
Non mai qui venne.
Ado. E non dovea l’amore
Per essi fu di quei sentimentali ,
Che non chieggon consumo,
E se ne vanno in fumo.
Est. Qual ei si noma?
Ado.- Chi ?
Est. Il cavaliero.
58
Glie chiede la sua fè ?
Ado. Vitlor d’ Esprero.
Est. Che!... Vittor ?... (Oh me tradita ! )
Ado. Lo conosce ?
Est. Io... no... non mai...
Ado. (Questo nome 1’ ha colpita ! )
Est. (Raffrenarti , o cor, non sai.)
Ado. Ma perchè si turba?
Est. (ricomponendosi) Io ?... rido.
A do. Forse a lei pur giunse il grido
Ch’egli un’altra adora?
Est. (trabalzando di gioja) Un’ altra?
A do. (E certezza il mio sospetto.
Or ti colgo, o donna scaltra.) Certo un’ altra... vagabonda, Sconosciuta, misteriosa,
Che nei giorno si sprofonda Chi sa dove, e a che nascosa... Eoi la notte...
Est. Non seguite.
Ado. Forse... voi ?
Est. Oh! mio rossore!
Ado. Di nascondervi finite,
O fantasima d’amore.
Est. Deh !
A do. La maschera del ballo?...
L’Andalusa in dominò ?...
Est. Ho vergogna dei mio fallo.
Ado. Più che intendere non ho!
Est. Fu delirio che lungi mi trasse Dalla pace tanti anni goduta:
Nel delirio mi sono perduta... Morte, o amore dinanzi mi sta. Ado. Oh ! che scandalo orribile è questo A sentirlo soltanto mi gelo...
Ma 1’ arcan ricoperto d’ un velo Resti occulto per tutte 1’ età.
Est.
Ado.
Est.
Ado.
Est.
Ado.
Est.
Ado.
Est.
Ado.
Est.
Aoo. ♦
Ma un punto ancor più serio Mi mette in pessim’ acque.
Che mai?
Si tratta esprimere Quanto Yittor si tacque:
Cioè, che appien rinunzia La mano di Zernora E voi, voi sol desidera Dair una all’ altra aurora. Prosegui i detti cari...
Ah ! maschera briccona !
Amico senza pari !
Per giunta mi canzona. Dunque, signora, in ultimo Le dico formalmente,
Che s’ella v’acconsente Yittor la sposerà. - Fia ver ?
Non parlo invano.
Ma... io rinchiusa e schiava Qui per voler sovrano...
Chi questo vel vi dava,
Libera vi farà. - Sento alfine in me rinata La virtù del mio coraggio.
D’ immortai dolcezza un raggio Al mio sguardo balenò.
Non chiamarmi forsennata Se trabocco dal contento,
Del tuo labbro un solo accento Nuova luce mi donò.
Dica, dica, o seduttrice,
Son paziente e son sincero \ D’amoroso messaggiero Il mandato compirò.
Bramerei veder felice
Tutto l’uno e l’altro sesso...
40
A Vittore io volo appresso E qui tosto il condurrò.
(Adolfo esce dalla porla comune, Estella verso il tempio. Dopo qualche momento entra Butor seguito da parecchi Cavalieri, e fa cenno ad un’ ancella che va ne! tempio)
SCENA V.
Butor e (Doro.
But.
Cono
But.
Coro
But.
Coro
Solenne cerimonia E questa a cui vi meno. Vo’ che le caste vergini Presenti ancor vi sieno;
Alla regina amabile,
Meco benigna tanto,
Io consegnai la supplica, Quando mi volle accanto,
E per i miei servigi ,
Perchè sono un Lamola,
La mia cognata tenera In alto in alto vola.
Sei pezzo grande in merito : Chi mai negar lo può ? Tutti così mi dicono,
Io più di tutti il so. Vedrete voi che zucchero Di cognatina è questa !
E a che lontan dagli uomini Racchiusa qui sen resta?
A che tu troppo studii D’ incatenarle il piede? Sappiam ch’una pinguissima Eredità possiede,
Là forse le tue brame... Quale sospetto infame ?
Non è sì gran peccato.
41
But. Mi fate inorridir! (con affettato scrupolo)
Coro Non giova più mentir. -
(la campana dà pochi tocchi; escono le rettrici cd educande dal tempio: Eslella le segue; si schierano divise dagli uo¬ mini)
SCENA VI.
Estella, Suore c detti.
Bl'T. (ad Estella consegnandole una lettera)
Pago avrai da questa carta Il più fervido tuo voto.
Ma alla terra farai nolo Che T avesti sol per me.
Le virtù d’Atene o Sparta Io non vanto e non presumo,
Ma un poter che non è fumo,
Che il blasone e il ciel mi diè. Disuggella il regio foglio.
(Estella eseguisce con qualche agitazione)
Leggi. (*) - Ebben, lo leggo io stesso.
(* Estolla fa un atto negativo)
L’ umiltà forzar non voglio.
Coro Via, sentiamo, .
But. È pronto.
Est. (sospirando) (Ahimè!)
But. (legge con enfasi, ma verso la fine si turba fortemente) Sulla domanda presentata a nome Deir attuai regia Vicaria Estella,
Sua Maestà rende palese come Farla preposta avea deciso anch’ella,
3Ia un certo dominò con piume rosse Che alla festa di Corte ha ravvisato,
Dal suo primo pensiero la rimosse }
E per definitivo ha decretato,
42
C!f Estella Salamanca y de Toboso Lasci il ritiro e cerchi d’ uno sposo.
rimane pietrificalo)
Est. O celeste mio contento !
Donne Ti perdiam !
Cavalieri Butor? Cù! cù !
Tutti La regina al suo talento Non potea donar di più.
But. Uno sposo ! (furioso)
Est. Mi sconsigli ?
But. Ma ti pare ! Tu sei donna (sperando)
Da curar marito e figli,
Che non sai portar la gonna ? - Est. Queste cose io non le ignoro,
Ma... F accetto...
SCENA ULTIMA.
Vittore, Adolfo ed i precedenti.
Est. (appena lo vede esclama) E 1’ ho trovato. But. Come ! come !
Est .(correndo a Vittore) O mio tesoro! Vit. Sono io dunque il fortunato !
But. Ma quest’uomo offrì la mano
Ad un’ altra....
Est. Ella il ricusa.
Ado. Via non fare il disumano*
But. La mia mente s’ è confusa. (sbuffando)
Est. Di lottar con noi deh ! cessa ! -
But. (fa qualche smorfia, ma alle seducenti maniere di Estella si commove e fa un segno di affermazione)
Tu mi preghi?
Coro
Si
pmgo.
45
Est. (trae Vittore a sò e gli dice)
Ora adempio la promessa Che ti feci in dominò. - Addio silenzii - della preghiera,
Compagne tenere - per sempre addio: Men volo alF estasi - d1 un’ altra sfera Di nuovi palpiti - mi balza il cor.
Ti stringi , o giovane - al seno mio : D’amor m* inebrio - in te rapita...
Tu sarai F angelo - della mia vita, Come tu Tarbitro - fosti del cor.
But. Essi lo vogliono! - Li benedico...
Sarebbe inutile - il mio rigor.
Cono Piovan le grazie - del cielo amico Sul sodalizio - di due bei cor..
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